Una buona governance, strutturata su misura rispetto alla complessità e alla dimensione d’impresa, assicura la vita della società, grazie alla trasparenza e alla capacità di condividere scelte e decisioni non scontate di fronte a situazioni anche difficili, creando “valore per gli azionisti e per tutti gli stakeholder, dipendenti, clienti, fornitori e territorio”.

È quindi preferibile la costituzione di un consiglio di amministrazione che eserciti la direzione e il controllo dell’impresa, in quanto l’organo amministrativo è il soggetto incaricato della gestione dell’impresa, curandone gli aspetti strategici, direttivi, organizzativi e amministrativi e contabili.

Il governo dell’impresa va esercitato con diligenza, fornendo informazioni adeguate, possibilmente con un modello plurale, perché competenze ed esperienze diverse costituiscono un arricchimento.

Inoltre, l’amministratore esterno, indipendente – colui che ha la forza di dire no – è colui che può risolvere o bilanciare i conflitti di interesse e le tensioni che a volte esplodono nell’impresa familiare, soprattutto quando si affacciano figli o il consorte dell’imprenditore.

Nel caso della scelta di un amministratore unico, si raccomanda di introdurre nello Statuto la previsione di ascoltare i soci, prima di prendere decisioni rilevanti.